Trapianto liquido: tecnica per riabilitare la vista
12 settembre 2019

Sono circa un centinaio i “trapianti liquidi” eseguiti con risultati incoraggianti, da metà 2017 quando Emiliano Ghinelli, responsabile del reparto di oculistica dell’Ospedale di Volta Mantovana, ha messo a punto questa tecnica, unica al mondo.
Il trapianto liquido è una delle tecniche che Ghinelli utilizza per riabilitare la funzione visiva. “Si può prendere in considerazione il trapianto di unità elementari di membrana amniotica – spiega Ghinelli - in tutte le patologie orfane, ovvero senza cura, come le atrofie ottiche, il glaucoma avanzato, le neuriti ottiche e le degenerazioni tapeto-retiniche”. Tutto si basa sulle cellule staminali, ed il loro potenziale rigenerativo, alle quali viene dato “l’innesco” grazie al potere stimolante che le Unità Elementari sono in grado di “Mediare” su questa particolare popolazione cellulare. “Il corpo umano è capace di autoripararsi, basta trovare i meccanismi che lo stimolino a farlo. Non facciamo altro che ridurre in piccolissimi frammenti il tessuto di membrana amniotica, che contiene grandissime quantità di “molecole stimolatrici”, così da poterlo somministrare in maniera topica e indolore e senza chirurgia”. Il "composto" liquido in cui sono contenuti i frammenti di membrana amniotica viene iniettato in regione retro-orbitaria di pazienti affetti da gravi patologie, che rendono di fatto non vedenti le persone sottoposte all’intervento. “Specifico che riabilitare l’ipovedente significa cercare di far fruttare il residuo visivo del paziente al meglio che si può. Anche potenziandolo. Perché all’interno del nostro sistema visivo, all’interno soprattutto della retina, esistono dei meccanismi compensatori che purtroppo vengono meno quando si è colpiti da determinate patologie”.

I risultati sui casi trattati vedono al 90% un miglioramento della situazione pregressa. “Un volto per me era una macchia rosa, mi era impossibile focalizzare le lettere, mentre adesso sono riuscita a leggere alcune lettere sulla tabella” racconta la signora Lidia, affetta da maculopatia, il cui contributo è disponibile anche al link (

Sono circa un centinaio i “trapianti liquidi” eseguiti con risultati incoraggianti, da metà 2017 quando Emiliano Ghinelli, responsabile del reparto di oculistica dell’Ospedale di Volta Mantovana, ha messo a punto questa tecnica, unica al mondo.
Il trapianto liquido è una delle tecniche che Ghinelli utilizza per riabilitare la funzione visiva. “Si può prendere in considerazione il trapianto di unità elementari di membrana amniotica – spiega Ghinelli - in tutte le patologie orfane, ovvero senza cura, come le atrofie ottiche, il glaucoma avanzato, le neuriti ottiche e le degenerazioni tapeto-retiniche”. Tutto si basa sulle cellule staminali, ed il loro potenziale rigenerativo, alle quali viene dato “l’innesco” grazie al potere stimolante che le Unità Elementari sono in grado di “Mediare” su questa particolare popolazione cellulare. “Il corpo umano è capace di autoripararsi, basta trovare i meccanismi che lo stimolino a farlo. Non facciamo altro che ridurre in piccolissimi frammenti il tessuto di membrana amniotica, che contiene grandissime quantità di “molecole stimolatrici”, così da poterlo somministrare in maniera topica e indolore e senza chirurgia”. Il "composto" liquido in cui sono contenuti i frammenti di membrana amniotica viene iniettato in regione retro-orbitaria di pazienti affetti da gravi patologie, che rendono di fatto non vedenti le persone sottoposte all’intervento. “Specifico che riabilitare l’ipovedente significa cercare di far fruttare il residuo visivo del paziente al meglio che si può. Anche potenziandolo. Perché all’interno del nostro sistema visivo, all’interno soprattutto della retina, esistono dei meccanismi compensatori che purtroppo vengono meno quando si è colpiti da determinate patologie”.

I risultati sui casi trattati vedono al 90% un miglioramento della situazione pregressa. “Un volto per me era una macchia rosa, mi era impossibile focalizzare le lettere, mentre adesso sono riuscita a leggere alcune lettere sulla tabella” racconta la signora Lidia, affetta da maculopatia, il cui contributo è disponibile anche al link (https://www.youtube.com/watch?time_continue=1016&v=YZyCIcwIKVg).