O.C di Volta all'avanguardia nella chirurgia della mano
28 marzo 2016

Tra le tante eccellenze dell’Ospedale Civile di Volta Mantovana c’è il dott. Enrico Carità. Il giovane ortopedico, 38enne, formatosi a Verona e perfezionatosi in diversi centri esteri tra cui Barcellona, è tra i pochi italiani ad aver conseguito il diploma europeo di chirurgia della mano, ad Anversa dal 2012. Un settore molto delicato, che il Dr. Carità affronta con entusiasmo e, al contrario di quanto potrebbe suggerire la giovane età, con grande esperienza, visto l’alto numero di interventi che il medico effettua ogni anno (circa 500).

Presso l'ospedale di Volta Mantovana vengono eseguiti gli interventi più comuni come quelli per Tunnel Carpale, dita a scatto, tendiniti di De Quervain, ma anche più complessi per il trattamento delle principali artrosi delle mani e del polso o malattia di Dupuytren e per analisi e ricostruzioni legamentose del polso. Vengono trattate routinariamente anche le patologie del gomito dall'epicondilite alle rigidità. Il trattamento del 75-80% circa di questi interventi è in Day surgery consentendo al paziente di rientrare a casa in giornata. L’Ospedale e il suo reparto di riabilitazione inoltre possono confezionare fornire tutori personalizzati, in materiale termoplastico, per l’immobilizzazione ed il trattamento pre e post-operatorio del polso e della mano.

Quali sono le patologie più diffuse? 

“Le patologie alla mano che si incontrano con maggior frequenza sono il tunnel carpale, le dita a scatto o le artrosi a mano e dita – spiega il dott. Carità – quasi sempre risolvibili con interventi brevi in regime di Day hospital”.

Vediamole nello specifico:

La sindrome del tunnel carpale è una neuropatia dovuta all’irritazione o alla compressione del nervo mediano nel suo passaggio attraverso il canale carpale.

Questo è una cavità localizzata a livello del polso. In posizione anatomica abbiamo posteriormente le ossa carpali e anteriormente il legamento trasverso del carpo. Nel tunnel così formato passano, oltre al nervo mediano, le vene e i tendini dei muscoli flessori delle dita.

La sindrome si manifesta più spesso nei soggetti femminili ultraquarantenni, ma anche in uomini trentenni che fanno sforzi manuali, usano il mouse o il martello pneumatico. I sintomi sono composti da disturbi della sensibilità che colpiscono le prime 3 dita (pollice, indice, medio) e metà del quarto dito della mano. Tali disturbi, che si presentano prevalentemente durante la notte, possono evolvere nei casi più gravi in una progressiva ed irreversibile perdita della sensibilità alle prime 3 dita ed alla mano dal lato palmare seguita da ipo-atrofia dei muscoli della mano (muscoli tenari)”.

La sindrome è dovuta più frequentemente all’infiammazione cronica della borsa tendinea dei flessori (tenosinovite), che comprime il nervo mediano. Può manifestarsi in corso di gravidanza, nei soggetti affetti da ipotiroidismo e nei soggetti affetti da artrite reumatoide. Sono più frequenti nei soggetti che utilizzano le mani per lavori di precisione e tipicamente ripetitivi.

Quando la sindrome è cronica è preferibile il trattamento chirurgico in anestesia locale che consiste nell’apertura del legamento traverso del carpo e liberazione del nervo mediano (sindesmotomia del legamento trasverso del carpo) attraverso una piccola incisione (circa 2 cm) che può essere eseguita longitudinalmente in sede centrale carpale o trasversalmente alla piega palmare del polso. Ad intervento eseguito il dolore e grossa parte delle parestesie si risolvono velocemente,

 “Le dita a scatto sono così chiamate per il blocco (che genera un doloroso scatto) del dito durante la sua flesso-estensione. In condizioni fisiologiche, il tendine risulta avvolto da una sottile guaina che lo lubrifica e allo stesso tempo lo nutre. Per produrre un completo movimento del dito e per il buon funzionamento di un tendine, questo viene mantenuto adeso alla superficie ossea delle falangi delle dita da ispessimenti fibrosi detti “Pulegge“. Il fenomeno dello scatto è dovuto all’ispessimento infiammatorio della guaina tendinea o alla presenza di un nodulo nel contesto del tendine e si manifesta quando il nodulo, durante la flesso-estensione attiva del dito e lo scorrimento del tendine, si arresta momentaneamente contro la prima puleggia del canale digitale (Puleggia A1) producendo uno “scatto”. Le dita più colpite sono il 1° (pollice), il 3° (medio) e il 4° dito (anulare).

Il trattamento di questa patologia prevede l’infiltrazione locale con Cortisonici qualora sia prevalente la sintomatologia infiammatoria (tenosinovite) o l’insorgenza dei sintomi sia recente, oppure l’intervento di “Puleggiotomia” ovvero l’apertura chirurgica e quindi il conseguente allargamento della Puleggia A1 che consente un ripristino del normale scorrimento tendineo senza più scatti o attriti.

“Infine, le artrosi. La mano è una delle sedi più frequentemente affetta da artrosi. Le artrosi più frequenti sono quelle del polso, della base del pollice (RIZOARTROSI o artrosi STT), delle articolazioni INTERFALANGEE delle dita. Il trattamento di queste articolazioni dipende dai sintomi e dalla funzionalità delle stesse e varia, a seconda della gravità e delle sedi interessate, da un trattamento medico/funzionale/fisioterapico, ad un trattamento chirurgico, all’impianto di protesi.

L’artrosi più frequente è quella delle articolazioni INTERFALANGEE delle dita lunghe (foto) che inizia sotto forma di impaccio funzionale mattutino con sensazione di rigidità e difficoltà alla flessione delle dita e prosegue negli anni con la formazione di noduli sottocutanei (noduli di Heberden o Bouchard) fino alla destabilizzazione dolorosa dell’articolazione, la riduzione di movimento e la comparsa di deformità ossea (osteofiti) e articolare.

L’artrosi è una malattia infiammatoria cronica quindi nelle fasi iniziali, l’obiettivo del trattamento è rallentare la progressione e lo stato infiammatorio riducendo temporaneamente il movimento, instaurando una terapia anti-infiammatoria o facendo periodicamente cicli di terapie antalgiche.

Le possibilità di trattamento infiltrativo prevedono l’iniezione intra-articolare di piccole quantità di cortisonici o Acido Ialuronico che generano beneficio rispettivamente nei casi di importante infiammazione e negli stadi dolorosi iniziali di artrosi.

Il trattamento chirurgico è diverso a seconda delle articolazioni da trattare e della gravità del problema”.

Queste sono ovviamente solo alcune delle patologie trattate dal dott. Carità, che ha ampia esperienza anche di patologie al polso o al gomito. Per gran parte di queste esiste la possibilità di un trattamento mini-invasivo in artroscopia. 

Alcuni esempi: Asportazione di neoformazioni, lesioni acute e croniche dei legamenti di polso e gomito, lesioni cartilaginee, riparazione e ricostruzioni microchirurgiche di lesioni nervose, trattamento delle rigidità e deformità post-traumatiche, epicondiliti e artrosi al gomito.